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IIIStoria

Un nomignolo da Vesima, e un forno mai spento.

Foto d'archivio: il testo di farinata portato sulla spalla, con la bambina accanto

la famiglia Valle

Dall'archivio: il testo sulla spalla, la bambina che si tiene. Via Cerusa non ha cambiato indirizzo dal 1913.

«Veximà» non era un nome, era un nomignolo. Toccò al bisnonno, un ragazzotto che veniva da Vesima, frazione del ponente genovese, e che nel 1913 accese un forno in Via Cerusa, a Voltri. Vendeva la farinata semplice, come tutti.

Poi cominciò a sperimentare. La condiva con quello che quella settimana davano il mare e la collina: cipolline, bianchetti — oggi rossetti, perché non è più possibile pescarli — funghi, gamberi, carciofini. Cose fresche, di stagione, legate ai sapori liguri e a quell'aria umida e frizzante che respira tutta la costa del ponente.

L'invenzione è tutta lì: un piatto povero, condito come se non lo fosse. Un secolo dopo la città lo copia, e noi lo facciamo ancora nel testo di rame, una alla volta.

1913

Il ragazzotto di Vesima accende il forno in Via Cerusa e comincia a vendere farinata.

1951

La figlia prende banco e forno, e la ricetta non la tocca.

1981

Andrea e Giovanni Valle, i figli, prendono l'attività di famiglia: quarta generazione.

Oggi

Quinta generazione in sala. Oltre 110 anni di farinata, stessa via, stesso fuoco.

Il testo di rame appena uscito dal forno, la superficie dorata e bollata

oggi, allo stesso forno

Nel 1951 il primo Veximà passò a miglior vita e lasciò il ristorante alla figlia. Lei lo tenne per trent'anni.

La famiglia oggi
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